Dal 6 aprile ad oggi se la città non è stata ricostruita, non è neppure rimasta come le videro i suoi abitanti quella mattina all’alba, tutta macerie e distruzione. Il suo cuore non c’è più, il centro storico è un cimitero di ricordi, ma la periferia dove vivono le persone è diventata la metafora tutta reale di un modus operandi che affonda le sue radici nella deroga alle norme ordinarie, nella parola “emergenza”. Ce lo ricorda il giornalista Emanuele Bonaccorsi che oggi ha partecipato al convegno “L’Aquila 2013. Se quattro anni vi sembran pochi” tenutosi presso l’auditorium della Regione Abruzzo.
Nel suo libro “Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Bertolaso” descrive i poteri assoluti che il governo Berlusconi ha garantito alla Protezione Civile di Bertolaso dalla gestione dei terremoti ai Mondiali di nuoto fino a l'Aquila. E dall’Aquila riparte Manuele Bonaccorsi a quattro anni dal terremoto e a quasi altrettanti anni dall’uscita del libro.
La deroga è diventata la norma, l’eccezione la regola, in un mondo al contrario il risultato non può che essere una città in cui non esiste un centro, ma più centri di disgregazione della popolazione costretta a vivere disorientata e assente nel processo di ricostruzione. Le conseguenze sono quelle che vediamo tutti i giorni.