giornalista Giuseppe Pace è entrato in Siria dalla Turchia meridionale, al posto di frontiera di Kilis, 60 chilometri da Gaziantep, la principale città dell’Anatolia. Da lì si è spinto per 150 chilometri verso sud nel territorio controllato dall’Esercito siriano libero (Esl), varcando il confine nei pressi del capo profughi di Bab al Salam e attraversando le città di A’zaz, Tlalil, Marea e l’Industrial City – Sheikh Najar, fino a raggiungere Aleppo.
Sotto i suoi occhi gli effetti della guerra civile: le devastazioni provocate dai missili Scud lanciati dall’esercito regolare; le condizioni difficilissime di Bab al Salam, dove per due giorni l’associazione italiana ‘Time4life’ ha distribuito centinaia di chili di aiuti per i tantissimi bambini presenti e un medico dentista, sempre dell’associazione, ha curato decine di profughi. Poi paesi fantasma, macerie, povertà. E un ospedale costruito sottoterra, per sfuggire ai missili, “visto che gli obiettivi dell’esercito lealista sono in particolare gli edifici pubblici: municipi, scuole e ospedali”.
Tutto questo è stato documentato in un reportage pubblicato sul Post.
Sotto i suoi occhi gli effetti della guerra civile: le devastazioni provocate dai missili Scud lanciati dall’esercito regolare; le condizioni difficilissime di Bab al Salam, dove per due giorni l’associazione italiana ‘Time4life’ ha distribuito centinaia di chili di aiuti per i tantissimi bambini presenti e un medico dentista, sempre dell’associazione, ha curato decine di profughi. Poi paesi fantasma, macerie, povertà. E un ospedale costruito sottoterra, per sfuggire ai missili, “visto che gli obiettivi dell’esercito lealista sono in particolare gli edifici pubblici: municipi, scuole e ospedali”.
Tutto questo è stato documentato in un reportage pubblicato sul Post.