Restano solo i nomi, letti uno ad uno come versi di un elogio funebre durante il ventiduesimo anniversario della strage del Moby Prince, il traghetto che la sera del 10 aprile del 1991 entrando in collisione con la petroliera Agip Abruzzo al largo di Livorno, uccise 140 persone delle 141 presenti a bordo.

Un solo superstite, testimone diretto di una strage immane, la più grave tragedia che abbia colpito la Marina mercantile italiana dal secondo dopoguerra.

Centoquaranta morti e ancora nessun colpevole. Per questo ieri il Presidente del Senato Pietro Grasso ha chiesto giustizia. «Mi auguro che anche il Parlamento sappia contribuire a questo obiettivo, utilizzando tutti gli strumenti a propria disposizione, a partire dalla costituzione di una Commissione d’inchiesta sulle stragi irrisolte del nostro Paese», ha detto l’ex procuratore antimafia. C’è stata già nel nostro paese una commissione parlamentare d’inchiesta, che non ha portato a nessuna chiara verità, sul periodo della tensione, quel decennio di stragi che parte dalla madre delle stragi Piazza Fontana, 12 dicembre 1969.

Scriveva Pier Paolo Pasolini in ricordo delle vittime della strage di  Piazza Fontana nel suo poemetto Patmos: “la porta della storia è una Porta Stretta /infilarsi dentro costa una spaventosa fatica”. Per le vittime del Moby Prince è costata la vita.