Verso la fine di una guerra tremenda, un conflitto che spacca l’Europa e l’Italia, uccide e distrugge, tra il settembre del 1943 e la primavera del 1944, un ragazzo, poco più che ventenne segna la storia delle montagne abruzzesi e della Resistenza italiana.
Igino D’Aroma, nome di combattimento Egidio, i suoi compagni, infatti, non riuscivano a pronunciare il nome Igino, racconta il comandante della Banda di Bosco Martese e della Banda Marsica.
Nasce nel 1921 e a 92 anni ricorda la sua Resistenza al fascismo, prima e dopo il secondo conflitto bellico.
Orfano a 6 anni di padre, dopo un’infanzia segnata da disagiate condizioni economiche ad Aielli, il paese natale, nella terra di fame e mezzadria dei Torlonia, nel 1929 si trasferisce ad Avezzano dove avviene il primo incontro con l’opposizione comunista al regime fascista.
Studente in medicina passa alla sanità militare di Roma. Nel 1939 si iscrive al PCI. Da questo momento sarà sottoposto alla sorveglianza speciale dell’OVRA, la polizia politica fascista.
Dopo l’arresto nel 1939 di tutta la direzione del PCI abruzzese (Nando Amicone, Alberto Mancini, Bruno Corbi, Ernesto Zanni, Giulio Spallone) D’Aroma riceve l’incarico di ricostruire il partito comunista in Abruzzo.
L’armistizio trova D’Aroma in servizio quale sergente medico nella capitale, decide allora di mettersi a capo dell’organizzazione della banda partigiana Marsica, di cui è comandante per 8 mesi, e della Banda di Bosco Martese, sulle montagne teramane.
Il partito comunista romano tramite Laura Lombardo Radice gli fornisce centinaia di copie di giornali clandestini da portare ogni settimana ad Avezzano per distribuirli in Abruzzo: L’Unità, Il Popolo, L’Avanti, La voce operaia.
Ricorda Igino D’Aroma nel suo scritto “Il tedesco della Gestapo”: “Al momento dell’alt del tedesco ero certo che sarei morto, per cui pronunciai a me stesso, un rapido epitaffio: peccato sei molto giovane, ma tant’è: la morte ci inseguiva continuamente nelle asprezze della guerra!”
Lisa D’Ignazio