Settecento anni fa, il 5 maggio del 1313, Pietro Celestino veniva canonizzato. Oggi la Diocesi dell’Aquila ha iniziato la celebrazione, accorta e solenne, di un anniversario così importante per tutti gli aquilani.
Questa mattina, presso l’Abbazia di S. Equizio in Marruci, Monsignor Giuseppe Molinari, Arcivescovo metropolita dell’Aquila, ha presentato, insieme agli esperti, i risultati della ricognizione canonica delle spoglie di San Pietro Celestino, finanziata dal Professor Sergio Tiberti. Secondo questi studi il foro presente nel cranio di Celestino, una breccia quadrangolare che interessa la bozza frontale sinistra, è stato praticato dopo la morte del Papa Eremita. Si presume che la lesione si sia verificata nelle operazioni di esumazione.
Il dottor Luca Ventura, anatomopatologo membro della commissione per la ricognizione delle sacre reliquie di San Pietro Celestino, ha potuto constatare che il santo, alto circa 168 centimetri e destrimane, ha sofferto di sinusite cronica.
Per poter procedere ad analisi di questo genere la commissione ha dovuto rimuovere la maschera di cera recante le sembianze del volto del Cardinal Confalonieri. La maschera, messa a dura prova dalla prolungata esposizione ai raggi solari, è in fase di restauro. Al suo posto una maschera d’argento, metallo nobile, realizzata dal Maestro tornimpartese Marino Di Prospero. L’effige del Santo è più che mai prossima alla realtà, grazie a una tecnica particolare che fornisce il vero viso di una persona vivente
Nell’urna del Santo, sigillata questa mattina da Monsignor Molinari, il prezioso dono che Papa Benedetto XVI volle fare a Celestino e agli aquilani. Dopo il Terremoto il Pontefice si recò in visita a L’Aquila, e tra le macerie di Collemaggio depose il suo Pallio sull’urna di Celestino.
Preghiamo di vedere con i nostri occhi – ha dichiarato l’arcivescovo Molinari - spesso così smarriti e senza speranza, la rinascita della nostra città e del nostro territorio.
Fabio Zenadocchio