“Vogliamo viaggiare non emigrare”: era lo slogan stampato su uno striscione che le ragazze della cooperativa “La Metà del Cielo”, di Teora, paese dell'Irpinia, mostravano come vessillo della loro dignità e forza dopo il terremoto del 1980. Lo slogan era ispirato da un film di Troisi, uscito proprio in quel periodo, “Ricomincio da tre”. Nel film il protagonista, Gaetano, si allontanava da Napoli per fare nuove esperienze e ogni volta che qualcuno, saputo che veniva dal Sud, gli chiedeva se fosse emigrante, lui rispondeva seccamente di no, di voler semplicemente viaggiare.

Lo slogan, così attuale anche oggi, da il titolo al libro di Stefano Ventura, dottore di ricerca in Storia Contemporanea, impegnato da anni nel racconto del post sisma irpino, già autore del libro “Non sembrava novembre quella sera” e giunto anche all'Aquila, città sorella di terremoti, a presentare il suo libro, venerdì sera in un ristorante in centro storico.

Anche in un periodo estremamente difficile come il post sisma possono emergere cooperazione e solidarietà. Ventura va oltre gli scandali e gli sprechi che conquistano sempre le prime pagine, e scrive una nuova narrazione che pone al centro coloro che con coraggio decisero di rimanere e non andare via.

Lisa D'Ignazio