E' un sindaco arrabbiato quello che replica alla diffida del Prefetto dell'Aquila Alecci. Una diffida di sospensione dall'incarico di Sindaco a seguito dell'azione di protesta messa in atto dal primo cittadino e dall'intera giunta comunale. Nei giorni scorsi infatti il Sindaco Massimo Cialente aveva disposto l'immediata rimozione della bandiera nazionale dagli edifici pubblici e aveva annunciato la consegna della fascia tricolore al quirinale, in segno di protesta per l'assenza dello Stato e dei fondi necessari alla ricostruzione dell'Aquila. Con la lettera di replica Massimo Cialente respinge la diffida e scrive "mi aspetto che il Governo Italiano, che certamente era a conoscenza di questo decreto di diffida e probabilmente ispirandolo, si assuma la responsabilità di rimuovermi da sindaco, oggi stesso o domani al massimo. Come si fa per i sindaci mafiosi, Nella narrazione del decreto, si riporta testualmente che l’atto di rimuovere le bandiere e di aver restituito la fascia crea potenziali turbative all'ordine ed alla sicurezza pubblica e che avrei turbato i sentimenti delle giovani generazioni rimuovendo le bandiere dalle scuole. I bambini non si turbano perché non vedono il tricolore!
Sono allibito. Sono turbati perché vivono in case di fortuna o ancora negli alberghi o nella caserma della Guardia di Finanza o perché vanno a scuola in moduli prefabbricati di latta perché ancora non sono arrivati fondi per ricostruire le loro scuole". In conclusione il sindaco dichiara che assolutamente non intende retrocedere da quanto deciso insieme alla Giunta Comunale, sino a quando lo Stato non darà risposte al Cratere, e conferma al Ministro degli Interni di aspettare nella giornata odierna o al massimo di domani la rimozione da Sindaco.
Oriana Corsi