Li chiamano “campi nomadi”, “campi formali”, “villaggi attrezzati”: sono più semplicemente i campi di segregazione e negazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Lo denuncia la ricerca condotta dal Centro Europeo per i diritti dei Rom (Errc) in sei campi formali di Roma e Milano da novembre 2012 a febbraio 2013 e presentata questa mattina dall'associazione 21 luglio a Roma. L’associazione ha accompagnato questa mattina  l'Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e un consigliere regionale del Lazio in una visita a sorpresa in due degli otto cosiddetti “campi nomadi” della capitale, quelli di via di Salone e di via della Cesarina, dove vivono rispettivamente 1076 e 181 persone.

Secondo il rapporto i 15 campi formali che in Italia ospitano circa 4 mila rom sorgono in aree isolate, malsane e segreganti, che ostacolano di fatto l’accesso degli ospiti a diritti come l’istruzione, l’impiego e i servizi sanitari.

Come si legge nel rapporto: "I campi formali di Roma generalmente si trovano in aree insalubri perché vicine ad inceneritori, piste aeroportuali, in mezzo a terreni agricoli, dove non dovrebbe sorgere alcun insediamento umano".

Con il Piano Nomadi del luglio 2009, recentemente ritenuto illegittimo dalla Cassazione, le autorità hanno speso più di 62 milioni di euro. Il Piano prevedeva la chiusura definitiva di 101 insediamenti e la collocazione di 6.000 rom all’interno di 13 «villaggi attrezzati» entro il 2011.

A quasi quattro anni di distanza, i «villaggi attrezzati»  sono otto.

«Questo Piano rappresenta oggi l’incarnazione della violazione istituzionale dei diritti umani, una violazione non più accettabile perché sinora ha prodotto percorsi deumanizzanti e livelli di sofferenza drammatici», ha affermato Carlo Stasolla, presidente dell’associazione 21 luglio.

 

Lisa D’Ignazio