Erano da poco passate le 8.00 di mattina, del 20 maggio 1999 quando, il professor Massimo D'Antona, consulente del Ministero del Lavoro, si apprestava ad uscire dalla sua abitazione di via Salaria, angolo via Po, a Roma, per recarsi al lavoro nel suo studio, situato a poca distanza dal suo appartamento.
Erano già tre ore che lo stava aspettando il commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce per commettere l’ennesimo omicidio brigatista che li avrebbe avvicinati a quella che loro consideravano “la dittatura del proletariato”. Parole che sembrano lontane, ma che in realtà comparvero nella rivendicazione dell’uccisione di D’Antona firmata Nuove Brigate Rosse solo 14 anni fa e che costituiscono l’ossatura della lotta politica della recente storia del nostro paese così intrisa di sangue e lutti, fino all’uccisione tre anni dopo D’antona di Marco Biagi nel 2002.
Oggi l’Italia e tutte le autorità del paese ricordano Massimo D’Antona. Alla cerimonia di commemorazione svoltasi in via Salaria erano presenti il Presidente del Senato Pietro Grasso, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il segretario generale della Cgil Susanna Camusso, il segretario del Pd Guglielmo Epifani .
Lisa D'Ignazio