Il 23 maggio del 1992 avveniva la strage di capaci. Sull’autostrada A29 morivano il giudice antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La verità sull’attentato mafioso della strage di Capaci costò la vita al tredicenne Giuseppe Di Matteo, figlio del mafioso Santino che essendo diventato un collaboratore di giustizia nella vicenda Capaci, si era attirato le ire degli altri mafiosi.
Non era piaciuto a Cosa Nostra che Mezzanasca, così era chiamato Santino Di Matteo, si fosse trasformato in un pentito di mafia. Così circa un anno dopo dalla strage di Capaci, nel novembre del 1993 un gruppo di mafiosi su ordine di Giovanni Brusca rapinò, sequestrò, e dopo 779 giorni di prigionia strozzò e sciolse nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di Santino che nonostante ciò non ritrattò e non interruppe la sua collaborazione con la giustizia.
Oggi il Giardino della Memoria è il luogo in cui si può riconoscere il vero volto della Mafia, delle sue più tremende efferatezze.
Lisa D’Ignazio