“Rimanere e rischiare la vita in una zona di guerra? Fuggire e lasciare le persone che ami? Tu cosa faresti?”: sono alcuni degli interrogativi posti dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, durante la giornata mondiale del rifugiato il 20 giugno dell’anno scorso. A distanza di 24 mesi, gli interrogativi rimangono gli stessi. Sono sempre guerra (per il 55% delle persone), fame, distruzione e paura, gli ingredienti della fuga, che spingono milioni di persone ogni anno a trovare rifugio, a costo di perdere la vita, in un'altra nazione.
Secondo l’ultimo rapporto Global Trends, sulle tendenze a livello globale in materia di spostamenti forzati di popolazione e pubblicato ieri dall’Unhcr in occasione della Giornata mondiale del rifugiato di quest’anno, nel 2012 il numero di rifugiati e sfollati interni ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi 18 anni,45,1 milioni di persone nel mondo, mentre nel 2011 sono state 42,5 milioni le persone costrette alla fuga in altri paesi.
Di queste 45, 1 milioni, 15,4 erano i rifugiati,
937mila richiedenti asilo e 28,8 milioni gli sfollati, ma all’interno del
proprio paese.
In Italia nel 2012
sono state presentante 17.352 domande d’asilo, circa la metà dell’anno
precedente. Questo calo significativo, determinato prevalentemente dalla fine dell’Emergenza
Nord Africa, riporta il numero di domande in media con il dato degli ultimi
dieci anni. Tuttavia l’anno scorso le domande d’asilo presentate a livello
mondiale dai rifugiati minori non accompagnati o separati dai loro genitori, hanno
raggiunto un indice record arrivando a 21 mila e 300. Si tratta del numero più
alto mai registrato dall’Unhcr.
I rifugiati in Italia alla fine del 2012 erano 64.779, collocandosi così l’Italia al 6° posto tra i Paesi europei.
I paesi di provenienza sono prevalentemente quelli dove è in corso una guerra come l’Afghanistan, in testa alla classifica dei paesi d'origine del maggior numero di rifugiati, un triste primato che detiene da ben 32 anni, un rifugiato su 4, infatti, è afgano.