La catastrofe del 23 novembre 1980 in Campania e Basilicata è stata una delle prove più clamorose delle deficienze del sistema socio-politico italiano.
“Vedrete, vedrete, porteremo le industrie su queste montagne. Finiranno i tempi della miseria…”, prometteva allora il commissario Zamberletti girando come una trottola nei paesi del cratere. Erano i primi vagiti di uníambiziosa opera di industrializzazione che non è mai decollata. Per rompere l’isolamento di vecchi paesi e di centri dimenticati i politici assicuravano che sarebbero state costruite nuove strade, nuovi acquedotti, nuove fogne.
Ma “Solo il 50 per cento dei fondi Ë andato dove doveva andare, il resto è stato dissipato. Il dopo-terremoto è stata una cuccagna sulla quale hanno mangiato tutti: il 20 per cento del denaro è finito in tasca ai politici, un altro 20 per cento è andato ai tecnici della ricostruzione. Camorra, imprese del Nord e imprenditori locali si sono mangiati il resto.”, scriveva in un rapporto Rocco Caporale, docente alla Saint Johnís University di New York.