Alì e Aliaa, per tutti ormai i Romeo e Giulietta di Ponte Galeria.  Sono due sposi tunisini, fuggiti su un barcone e arrivati a Lampedusa il 29 novembre, per sottrarsi alla violenza dei fratelli di Aliaa che sono salafiti e volevano costringerla a un matrimonio forzato con un uomo più grande a lei sconosciuto.
Per sposare il suo innamorato, Alì, lei ha subito violenza dalla famiglia e porta ancora una profonda cicatrice sull’avambraccio. Un video della campagna LasciateCIEntrare li mostra ancora rinchiusi nel Cie e sempre a rischio rimpatrio, dopo avere ricevuto il diniego alla richiesta di asilo politico.

A causa del rigetto della domanda di protezione e della contemporanea espulsione di due tunisini che protestavano con le bocche cucite, Aliaa ha temuto di essere rimpatriata a Tunisi e il 23 dicembre ha tentato il suicidio, impiccandosi in bagno con le lenzuola del letto. Soccorsa in tempo, la sua storia è arrivata all’attenzione dei media e di alcuni parlamentari Sel e Pd che hanno visitato il Cie nei giorni scorsi, fra cui il senatore Luigi Manconi. Nel video, l’incontro fra i due sposi e deputati Sel Ileana Piazzoni e Nazzareno Pilozzi, che hanno scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, segnalando il loro caso e chiedendo un suo intervento sui Cie.

“Questa storia non è l’eccezione, nei Cie si finisce a prescindere dalle vicende personali”, spiega Oria Gargano, presidente di BeFree, organizzazione che opera per aiutare le donne vittime di tratta rinchiuse a Ponte Galeria e che rischia di smettere per carenza di fondi, nonostante abbia salvato 100 recluse. (rc.RS)