tiKotv, dopo l'ultima vittima di oggi, un soprintendente penitenziario di 46 anni che si è sparato nel parcheggio della Casa circondariale di Novara, propone un incisivo documentario girato da Riccardo Di Grigoli. Il giornalista e collaboratore del gruppo Repubblica-L'Espresso dopo aver visitato le case circondariali di Biella e Torino, oltre al carcere minorile torinese (il cosiddetto "Ferrante Aporti"), ha voluto chiamare il suo lavoro proprio con quell'amaro gioco di parole, "Agenti reclusi". "Come in molte carceri italiane - ricorda Di Grigoli, che con quell'inchiesta vinse la prima edizione del premio giornalistico in memoria di Giuseppe D'Avanzo - al "Lorusso" di Torino il numero dei carcerati superava di molto la capienza della struttura. Questo comportava che spazi inizialmente progettati per una persona dovessero essere condivisi". "Di qui, - conclude il giornalista - un cortocircuito difficile da fermare. Diminuendo la vivibilità delle carceri, peggiorano le condizioni psicofisiche dei detenuti; ma a peggiorare sono anche le condizioni di lavoro degli agenti, che devono far fronte alle crescenti tensioni e al concreto rischio rivolte; mettendo spesso a rischio la loro stessa incolumità".
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