A pochi giorni dall’inchiesta Redde Rationem, che ha portato all’arresto di cinque persone, tra imprenditori ed ex amministratori locali, L’Aquila è tornata a svegliarsi questa mattina con il sinistro tintinnio delle manette. Dalla prime ore dell’alba infatti, i carabinieri del comando provinciale hanno dato esecuzione a sei misure di custodia cautelare in carcere, nell’ambito dell’inchiesta “Social Dumping”. Un’indagine che ha sgominato un’associazione a delinquere composta da imprenditori italiani e rumeni, finiti agli arresti per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. L’inchiesta, portata avanti dalla procura distrettuale antimafia dell’Aquila, è nata da una denuncia della CGIL, per le cattive condizioni di lavoro alle quali erano costretti a sottostare gli operai, pagati 50 euro al giorno, soltanto per il lavoro effettivamente prestato, senza alcun tipo di garanzia, previdenziale ed assistenziale.
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