Dalla Liberia all'Uganda, fino al Sudafrica, con l'incremento dei casi di coronavirus aumentano tensioni sociali e anche violenze originate dalle misure restrittive assunte dai governi per frenare l'epidemia. La chiusura delle frontiere e delle attivita' commerciali non essenziali, la sospensione dei trasporti, il coprifuoco o l'isolamento di interi centri urbani causano non poche difficolta' a centinaia di migliaia di persone che vivono di lavoretti quotidiani o informali. A Kampala, popolosa e caotica capitale dell'Uganda, nei giorni scorsi la polizia ha esploso colpi d'arma da fuoco in aria per convincere negozi e venditori ambulanti a chiudere. Lo testimonia un video ottenuto dall'agenzia Dire da un residente, che spiega: "Il governo ugandese ha adottato misure attuabili in Italia ma non qui. Molte persone praticano un'economia di sopravvivenza. Gli ammortizzatori sociali non esistono, percio' il fatto di non poter lavorare vuol dire la fame". Una notizia confermata anche in una nota dell'ambasciata degli Stati Uniti a Kampala, in cui si incoraggiano i cittadini residenti a sbarrare porte e finestre per scongiurare i furti: "molti imprenditori locali si trovano in situazioni finanziarie terribili a causa della perdita di reddito e potrebbero rivolgersi a gruppi criminali per ottenere il denaro con cui acquistare cibo e altri beni". Secondo la fonte della Dire a Kampala, anche il fatto di aver sospeso il trasporto pubblico senza un congruo preavviso "ha negato a migliaia di persone la possibilita' di tornare a casa. Persino chi vive fuori dalle grandi citta' ha visto i pullman soppressi". Azioni urgenti, ma che secondo il residente sembrano ignorare la realta': "Persino medici e infermieri non sanno piu' come andare al lavoro. Oltre ai bus sono stati vietati i boda-boda, i tradizionali mototaxi, un mezzo di trasporto fondamentale per migliaia di ugandesi che non dispongono di mezzi privati".