È un modello di welfare partecipato e di azionariato popolare quello che si sta realizzando ad Albinea, cittadina sulle colline reggiane di poco più di ottomila abitanti, di cui un quarto ultrasessantacinquenne. Per far fronte alle necessità delle famiglie e colmare la lacuna di una residenza per la terza età, amministrazione comunale e parrocchia hanno creato una società per azioni – l’Albinea Casa Insieme – e hanno chiesto il sostegno della comunità. La risposta non è tardata ad arrivare. 
Dei quattro milioni di euro necessari per la realizzazione della casa protetta, 750 mila li ha messi il Comune, 600 mila sono arrivati dalla Regione, 100 mila dalla Fondazione Manodori di Reggio Emilia, 70 mila li ha offerti l’imprenditore Vivaldo Cervi, che ha anche regalato il terreno su cui edificare la struttura. Il resto è coperto da un mutuo, alla cui estinzione stanno contribuendo singoli cittadini, imprenditori e pure associazioni di volontariato.  Ognuno dà e fa quanto può: versamenti, donazioni, sponsorizzazioni liberali, cinque per mille, raccolta fondi, fino all'acquisto di azioni per condividere costi (presenti) e utili (futuri).  Anche grazie all'apporto del volontariato, che si è mobilitato organizzando sagre, spettacoli, tornei di tennis, manifestazioni sportive e mostre d’arte di beneficenza, la casa protetta è ora un “sogno collettivo che diventa realtà”, citando le parole del parroco don Giuseppe Bassissi. I lavori, avviati lo scorso ottobre, si concluderanno entro giugno del 2014