Non solo silenzio assordante di giorno e suoni di bicchieri e risa giovanili di sera, ieri il centro storico dell'Aquila sembrava un posto in cui voler stare e non da cui voler fuggire. I versi del poeta Edoardo Sanguineti, a cui ieri la manifestazione aquilana Lapoesiamanifesta ha dedicato la Giornata mondiale della Poesia hanno riempito le mura morenti della città e i cuori viventi delle persone.

Il 21 marzo non ce stata la declamata primavera aquilana della ricostruzione, ma la sua rinascita poetica. Tra puntellamenti e vicoli più o meno bui, dal Palazzetto dei Nobili a Piazza Regina Margherita alla Bottiglieria LoZio, le persone si sono spostate da una parte all'altra del centro seguendo i versi del poeta neoavanguardista.


“Ricordo il mio futuro come un incubo:non so prefigurarmi il mio passato:/ oggi, che non mi vedo, ti vedo, credo, e non ti vedo più:/sdatato/(sdato e sdentato), chiudo nella mia bocca la tua lingua, spremo/ [tra le mie dita/ le tue dita”



Mescolando poetico e impoetico, residui di quotidianità, oggetti e pensieri, figure e corpi, Sanguineti si è materializzato tra i vicoli del centro, un luogo a lui caro, un luogo che solo i suoi versi dopo quattro anni di silenzio hanno fatto sbocciare come un fiore a primavera.